Uno dei desideri più frequenti fra coloro che intendo acquistare una cucina componibile è senz’altro quello di possedere un bancone “snack”, con il piano ad altezza cucina, dove poter pranzare o fare colazione appoggiati magari a due comodi sgabelli alti. Questo desiderio foto per gallery 3a volte viene manifestato anche in situazioni in cui è oggettivamente impossibile inserire in cucina un mobile di quello specifico tipo, a causa della ristrettezza degli spazi e allora viene quasi naturale chiedersi se questa ambizione sia soltanto dettata dalla fantasia di qualche cliente che pretende di avere più di quello che si può permettere, oppure da una vera e propria necessità funzionale che vi è nelle cucine moderne.

Beh, a voler guardare bene, qualche motivazione che può portare a volere una disposizione di questo tipo, c’è, ed anche molte più di qualcuna.

Innanzitutto, parliamo di “piano d’appoggio” o di lavoro. Una delle carenze più comuni denunciate da chi possiede una cucina componibile, con elettrodomestici ad incasso è infatti quella di non possedere sufficiente piano d’appoggio per poter cucinare e usare la cucina con la adeguata comodità.  In questa ottica appare evidente come sia possibile, attraverso l’utilizzo di un bancone, magari ad “isola” o a “penisola”, usufruire del piano messo a disposizione da questa “aggiunta”, in modo da poter destreggiarsi con maggiore comfort mentre si sta lavorando in cucina. Un piano d’appoggio, specie quando è posto in posizione ergonomicamente opposta, o contingente a quella dove sono posizionati gli elettrodomestici, appare infatti molto comodo e pratico, soprattutto in quei casi dove, ad esempio, fra lavello e piano di cottura, non vi è lo spazio necessario a potervi appoggiare delle stoviglie. Ma vi è altro: quando si parla di “cucinare” infatti, si tende a immaginarsi gli ampi spazi di lavoro, che magari sono spesso mostrati in Tv durante i programmi cucina-con-isola-biancadedicati alla cucina. Questo tipo di concezione senz’altro giusta, almeno nel suo proposito, comporta però almeno negli appartamenti di nuova costruzione, la necessità di dover inevitabilmente sacrificare qualcosa, in modo da ottenere ciò che si desidera.

La chiave del nostro ragionamento complessivo sta qui: equilibrare esattamente gli spazi in  modo da valutare se convenga o meno l’inserimento di un bancone nella propria cucina componibile. Non vi è alcun dubbio infatti che quando si parla di “bancone snack” si intende anche ragionare della sua funzione “tavolo”, cioè quella che ci consente di pranzarvi o di farvi colazione. Se si dispone di una cucina grande, magari con due finestre, e si è stabilito di mangiare in cucina, la si potrebbe facilmente trasformare in un vero e proprio tinello, magari con il semplice inserimento di un contenuto tavolo da pranzo. Quando però abbiamo lo spazio per attrezzare una zona pranzo sufficientemente vicina ed ampia in soggiorno e sarebbe dunque un controsenso possedere due tavoli immediatamente prospicienti, uno in cucina ed uno in sala da pranzo,  ecco che la soluzione del bancone ad isola o a penisola, appare istantaneamente la più indicata.

Come spesso accade in arredamento è anche qui una questione di “spazio”. Per poter inserire un bancone snack in una cucina componibile vi è infatti la necessità di lasciarvi intorno degli spazi funzionali che consentano a chi vi opera una certa agevolezza di movimento. In linea di massima, si può dire che il piano di lavoro di un bancone da cucina può avere qualsiasi dimensionecucina-con-penisola quando viene considerato soltanto come superficie di lavoro, ma deve avere delle dimensioni minime di 60 cm di profondità e 120 di larghezza, quando vi si intende anche pranzare o far colazione. Esso può essere formato, come abbiamo detto, sia “ad isola” cioè completamente staccato dal resto dei componibili, sia “a penisola” cioè parzialmente attaccato ad essi. In ogni caso però, intorno a questo piano sono necessari 90 cm almeno di spazio libero per potervi girare intorno con agio ed è altresì indispensabile che esso non sia troppo lontano dagli elettrodomestici (circa 180 cm massimo), quando lo si intende usare come piano di lavoro.

Esistono dei banconi, che sono “vuoti” sotto, cioè che sono composti da un solo piano d’appoggio congiunto ad una gamba di sostegno che il più delle volte appaiono congiunti al piano di lavoro della cucina stessa, ma il tipo più comune da trovare è quello che ne prevede uno sfruttamento specifico in quanto “mobile”, attraverso l’inserimento di alcuni contenitori base, nel loro spazio sottostante. In questo caso occorre far attenzione allo spazio che è indispensabile lasciare per poter alloggiarvi le gambe quando vi si siede intorno per potervi pranzare. Tale spazio è calcolabile, nel caso di utilizzo di sgabelli alti, in un minino di 20 cm onde potersi permettere di non sbattere i piedi o le ginocchia nei mobili sottostanti.

Un bancone di solito ha una misura in altezza pari ai componibili base della cucina stessa e cioè di circa 90 cm al piano. Quando le misure rispettano questo standard sono necessari sgabelli che abbiano un’altezza in seduta di almeno 60 cm. Molto indicati sono quelli moderni “a pistone” di produzione italiana o d’importazione, che consentono grazie al loro meccanismo di poter essere regolati in altezza. Lo spazio minimo essenziale per poter alloggiare degli sgabelli intorno ad un bancone, èLCM_Sistematica_Cucine_web-12 di circa 70 cm, di cui 40/45 sono determinati dalla profondità dello stesso sgabello (anche se ve ne sono di più misure) mentre lo spazio restante è quello indispensabile per potersi sedere.

Nel caso si preferisca invece, mangiare anche in cucina su delle vere e proprie sedie, nessun problema: esiste anche la possibilità di farsi costruire dei comodi banconi ad “altezza tavolo” su cui sarà ovviamente più conveniente accostarvi del sedie con l’altezza standard di circa 45 cm.

E bene inoltre considerare che esistono al giorno d’oggi banconi snack che contengono addirittura anche accessori importanti in cucina come il lavello, il piano cottura e la cappa. In questi specifici casi è necessario optare per la realizzazione di separazioni fisiche che consentano di suddividere in maniera adeguata le diverse zone funzionali. Sarebbe infatti deleterio ed assolutamente insicuro dover far colazione nella immediata vicinanza del piano di cottura, se non vi fossero state previste adeguate paratie atte a contenere e separare dal calore prodotto dalla cottura.

Si può tranquillamente dire che il bancone colazione “ideale” è dunque quello che consente un giusto compromesso fra spazio a disposizione, ergonomia e utilità d’uso. Per ottenere questo è però importante giudicarlo per quello che è, cioè un utile supplemento ad alcuni spazi funzionali che già si possiedono in casa. Sarebbe infatti errato pensarlo in sostituzione ad un vero tavolo da pranzo o ad una vero piano di lavoro da cucina. Si tratta di un mobile, adatto a farvi colazioni e  pranzi o cene veloci, ma non si adatta ad un uso più prolungato. Stessa cosa per quanto riguarda la sua funzione di piano d’appoggio, in quanto, pur avendo la capacità di sopperire ad alcune mancanze che possono esservi in cucina circa questo aspetto, potrebbe essere a volte inopportuno pensarlo come unico piano, in quanto non potrebbe mai sostituire un piano d’appoggio più vicino e adiacente  alla zona degli elettrodomestici.

Una delle sue prerogative più interessanti sta piuttosto nella sua capacità di fungere da “divisorio” all’interno di quelle stanze tipicamente uniche, che sono attualmente i moderni soggiorni/cucina. La sua utilità estetica risulta infatti evidente quando ci troviamo di fronte ad ambienti che sarebbero difficili da separare, almeno concettualmente, all’interno di spazi aperti. Un bancone divide, separa, ma riesce a farlocucina-con-penisola-altezza-tavolo elegantemente, senza pareti e senza frazionamenti netti. Per questo è così ricercato a livello stilistico e progettuale, perché riesce con poco ad ottenere grandi effetti scenici che diversamente richiederebbero grossi investimenti di denaro e grande dispendio di spazio.

Anche l’illuminazione gioca un ruolo essenziale in questo senso. Vi sono numerose maniere per poter illuminare un bancone e tutte consentono abbastanza agevolmente di amplificarne l’effetto estetico che esso comporta sul design di ogni cucina.

Un bancone può essere illuminato grazie alla luce che viene diffusa nella stanza indipendentemente da esso, però può essere anche reso protagonista dell’ambiente con una sua illuminazione dedicata, la quale può essere composta da luci sospese, da appliques adeguatamente posizionati,  così come da faretti incassati all’interno di controsoffitti o mensole.

In ogni caso si tratta di un mobile dalla grande funzionalità e dalle notevoli doti estetiche che in molte cucine farebbe giusta mostra di se qualora vi fosse possibile inserirlo. Se avete qualche dubbio dunque e avete desiderio di chiarirvi le idee circa questa possibilità di arredo della vostra cucina, non vi impensierite inutilmente ed interpellateci senza alcun problema. I nostri progettisti sapranno senz’altro consigliarvi al meglio circa la più conveniente disposizione della vostra nuova cucina.