La cucina occupa un posto importante nella vita familiare degli italiani. Se vi cucina la padrona di casa, dispensiera di pasti quotidiani come di semi-luculliani banchetti occasionali, ella vi assolve il mitico ruolo di sacerdotessa, di maga che protegge la casa e dona amore in mille forme. Preparare i pasti non è infatti solo dare da mangiare, è un importante rito familiare e sociale che, da noi, ritma la vita e la rende significativa. Addirittura.

Per questo la cucina, luogo sacrosanto, non soddisferà a pieno il suo utente se non risponde a tutti i suoi gesti, a tutti i suoi desideri, a tutte le sue abitudini. Subire le installazioni che altri hanno fatto e soprattutto “pensato” genera spesso l’insoddisfazione. Cionondimeno in tutto il resto d’Europa e in buona parte del mondo (e non in Italia, guarda caso) va ormai prevalendo l’abitudine di consegnare gli appartamenti nuovi con la cucina fornita in serie, già pronta all’uso.

E su questo argomento c’è chi si pone degli interrogativi …

Probabilmente non è solo un fatto di abitudine: dietro questo desiderio di personalizzazione, di adeguamento alle proprie esigenze, di adattamento particolareggiato alle proprie necessità, tipico degli italiani quando si parla di arredamento in cucina, vi è altro. Vi è un ambito culturale e sociale ben preciso che fonda la propria natura nelle radici prettamente agricole, della società italiana pre-industriale. E’ questo substrato intellettuale così profondo che porta noi italiani a dare così tanta importanza al cibo ed alla sua preparazione.

Del resto, noi commercianti e produttori di mobili e cucine, conosciamo benissimo questo aspetto, perché le domande a cui dobbiamo rispondereboiserie-per-cucina, insieme a i nostri clienti, in tema di cucine su misura, sono bene o male sempre le stesse ….

Bisogna farla più grande perché vi si possa mangiare? Occorre vi siano inseriti molti accessori? Bisogna che si apra sul soggiorno affinché la persona che vi lavora non vi si senta relegata? Molte sono le madri di famiglia, ad esempio, che ricordano con nostalgia la grande stanza comune della loro infanzia dove si pranzava tutti insieme e dove i bambini giocavano e facevano i compiti. Poiché oggi lo spazio disponibile è molto più limitato, si è pensato che una cucina aperta sul soggiorno assolva benissimo al medesimo ruolo. È una formula questa che però non sempre piace agli italiani, che qualche volta preferirebbero nascondere i loro fornelli “disordinati” ai convitati e lasciare alla “sala da pranzo” la sua modesta aria pomposa. Per questo la preparazione dei cibi sta diventando sempre più un fatto “social”: molto più semplice invitare una coppia di amici a cucinare, per poi cenare tutti insieme piuttosto che farli attendere pazientemente in salotto che siano pronti almeno gli antipasti.

Ci si può ugualmente rammaricare che le dimensioni della cucina non siano più proporzionate a quelle degli appartamenti: c’è poca o punta differenza, infatti tra la cucina di un appartamento di due locali e quella di uno da cinque. Ma questo è sempre giusto?

Quanto alle cucine già fornite in serie infatti, (quelle dei grandi supermercati dei mobili, tanto per intendersi), esse impongono a tutti la scelta della medesima cucina, con i medesimi concetti, che soddisfano le stesse affermate e ristrette esigenze. Cioè ciò che è vivamente deplorato da alcune donne (le nostre clienti), mentre altre, al contrario, trovano questa formula più  pratica, economica e sbrigativa.

Dipende dall’uso che si fa della cucina: impiego reale oppure fantasticherie sui “poteri magici” di mobilia che a volte costa incredibilmente meno di un quarto di quanto costerebbe altrove?  Laboratorio gastronomico o semplice assemblaggio di inutili ed effimeri componibili? Luogo “della famiglia” o umile e meschina fonte di risparmio? Sono ormai queste le domande che si dovrebbero porre le famiglie che si impongono un acquisto come quello. Al quale comunque: “volendo, è possibile apportare alcune mcucina-bianca-contemporaneaodifiche”. Davvero molto divertente …. Se non fosse in realtà così doloroso.

Perché l’arredamento della cucina vuol dire altro, significa, progettazione, personalizzazione, studio approfondito, soddisfazione di bisogni ed anche, perché no … desiderio di ostentazione.

Infatti non è semplice progettare una cucina.

La cucina di una volta, quella degli anni ‘60 e ’70 era spesso separata dal soggiorno da un sottile divisorio che fu facile successivamente sopprimere o aprire per mettere in comunicazione le due stanze. Lo si è spesso sostituito con un divisorio scorrevole, con un banco per pasti rapidi oppure con una libreria bifacciale con funzione “copri-fornelli”.

Quanto agli odori e ai vapori, oggi li si elimina ormai facilmente grazie alle cappe aspiranti. Ma è spesso negli edifici vecchi o nelle case unifamiliari che si può veramente inventare la propria cucina e adattarla alla vita che si conduce, sia facendone un vero atelier gastronomico, sia ricreando la stanza comune di un tempo. Prendere i pasti in una cucina così concepita non esclude né le raffinatezze culinarie né un arredamento ricercato. AI giorno d’oggi lo stile “cameratesco” non è più prerogativa dei giovanissimi ed è più facile imbattersi in una cordiale e simpatica riunione intorno a un piatto di zampone e lenticchie che dodici impettitcucina-con-pensiola-bianca-e-grigiai commensali si godono davanti a una salsa “supreme” o uno stufato di manzo servito in tavola in una vecchia casseruola, che in certe cene “d’etichetta” a cui si era abituati una volta.

È per questo che è fuori dubbio che, per essere funzionale, una cucina deve soddisfare certe specifiche condizioni. Ma bisogna distinguere tra le cose indispensabili e quelle che non sono che ammennicoli. Ogni due anni, all’Eurocucina di Milano ad esempio, le marche di elettrodomestici più importanti ci recano il loro assortimento di novità sensazionali, quanto costose. Non è un disonore interessarsi a tutt’altro. Telecomandare a distanza la cottura dell’arrosto o battere di un centesimo di secondo il record mondiale per fare la maionese, a rischio di mangiare cibi in scatola qualora venisse a mancare l’elettricità (o il programmatore informatico!!), può sembrare futile. È vero d’altra parte che si può far sobbollire (cuocere a fuoco lento) un meraviglioso stufato di manzo in una vecchia casseruola di ghisa su un modesto, ma funzionalissimo fornello a gas. È anche vero che ci si può accontentare di una buona cucina, semplice, pulita e anche graziosa senza dover spendere milioni. Perchè è qui che sta il discorso. La cucina in cui noi e la nostra famiglia vivremo buona parte della nostra giornata quanto ci interessa? Molto o poco? Molto, ma non abbiamo tanti soldi? 

Basta pensare bene alla cucina che vogliamo e studiarla insieme a gente che, come noi, fa cucine da sempre.

Perché il lavello a debita distanza dal piano cottura? Perché e quando conviene mettere il forno in colonna? Quale è la cappa a noi più adatta? Quale tipo di composizione è più adatta alla nostra stanza? Queste sono solo alcune delle domande a cui tutti dovrebbero essere in grado di rispondere.  La disposizione delle apparecchiature, degli scaffali, dei piani di lavoro non è solo una questione di buon senso, è soprattutto un problema di ergonomia e di esperienza progettuale. Evitare gli inutili andirivieni, avere tutto a portata di mano e all’altezza giusta sono gli imperativi categorici, qualunque siano le dimensioni, la forma della cucina e la somma preventivata di cui si dispone. Ma queste cose bisogna saperle e tenerne di conto. A questo proposito non è affatto certo che l’attuale standardizzazione “economica” sia la migliore per tutti. Una donna alta picchierà forse la testa contro spazio-fra-lavello-e-piano-cotturai pensili fissati a m l,50 d’altezza, un’altra troverà troppo basso (o troppo alto) l’acquaio a 90 centimetri dal pavimento.

Quanto allo stile, dal laminato al legno laccato passando per l’acciaio, il legno prezioso, le infinite varietà di piastrelle, le carte da parati lavabili, non c’è che l’imbarazzo della scelta, secondo i gusti e le possibilità finanziarie. C’è più soddisfazione a creare una cucina adatta alle proprie abitudini piuttosto che adattarsi a riti e costumi generali che niente ci obbliga a rispettare: perché questa mania di allineare tutto al medesimo livello? Perché appiccicare quei brutti mobili ai nostri muri, solo perchè costano poco? Perché devo accontentarmi di un pessimo elettrodomestico, quando con poco di più potrei averne uno ottimo? Questi “allineamenti”, interni ed esterni, questa standardizzazione su una pessima qualità ripetuta in milioni di esemplari, ci riduce allo stato di formiche. Seguire senza complessi i propri gusti reali è il mezzo più sicuro per “personalizzare” la propria casa e viverla come ci meritiamo. Qualcuno può dire …. E i soldi? Chi mi da i denari necessari ad acquistare una cucina su misura per la mia casa? La crisi del resto è ancora incombente …. Ma siamo proprio sicuri sia una questione di carenza di soldi e non sia piuttosto un problema di carenza di valori? Guardiamoli, attentamente, i nostri bilanci familiari e osserviamo quante sono quelle futili voci a cui abbiamo dato importanza costringendoci a sacrificare gli stessi ambienti in cui viviamo la nostra stessa vita. Forse questo ci aiuterà a capire come ci conviene spendere le nostre risorse economiche da ora in poi.